La Repubblica Socialista dello Sri Lanka è stato uno dei Paesi maggiormente colpiti dal maremoto del 26 dicembre 2004, con più di 30.000 morti, migliaia di feriti e dispersi, centinaia di migliaia di sfollati, migliaia di barche e case distrutte. Il maremoto ha messo a nudo l’estrema vulnerabilità degli insediamenti, costruiti con scarsa attenzione ai rischi di natura ambientale e soprattutto in assenza di normative edilizie e strumenti regolatori, ma anche l’incapacità delle autorità locali di garantire servizi essenziali quali la rete idrica, le fognature e la raccolta dei rifiuti. I gruppi sociali più deboli, emarginati dai processi di sviluppo intervenuti nell’ultimo decennio, vivevano in abitazioni precarie e insalubri edificate in maniera abusiva nelle zone a rischio.
Circa un milione e mezzo di cingalesi sono emigrati per cercare lavori non specializzati all’estero, principalmente in Medio Oriente.
L’isola di Ceylon, collocata fra le rotte marittime nord-sud e ovest-est ha determinato, presenta una grande diversità etnica, culturale e religiosa.
Lo Sri Lanka ha visto negli ultimi trenta anni una sanguinosa guerra civile tra le forze governative e il LTTE (Esercito di liberazione delle tigri Tamil occupante la parte nord orientale del Paese), giunta ad un cessate il fuoco nel 2002. La guerra ha causato migliaia di morti e migliaia di sfollati interni. Nel 2009 il governo ha portato a segno un’imponente azione militare che ha provocato la resa delle Tigri Tamil e a dopo alcuni mesi il Presidente Rajapakse ha ottenuto la conferma elettorale tuttavia, secondo Amnesty International e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati le violazioni dei diritti umani continuano.