L'isola che c'è

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Nasce il 23 maggio 2009 L’Isola che c’è, un’area della stazione ecologica attrezzata di Spilamberto, per ridurre i rifiuti e aumentare il recupero e il riuso.
Grazie ad una convenzione fra Overseas e il Comune di Spilamberto, i cittadini possono portare oggetti che non usano più, ma ancora utilizzabili, che vengono riparati se necessario e vengono valorizzati per iniziare la loro seconda vita, trasformandosi da rifiuto da eliminare a risorsa.
Questa proposta, non nasce solo dal bisogno di ridurre la quantità di rifiuti, ma è una idea da condividere contro la cultura dell’usa e getta, per la promozione di buone pratiche di consumi e nuovi stili di vita fondati sulla condivisione e la sobrietà come strumento di cittadinanza attiva e di sviluppo sostenibile.
La necessità di lavorare con la sostenibilità ambientale è al centro del dibattito politico a livello mondiale e risponde alla crescente necessità  di adottare pratiche adeguate. Tramite “L'Isola che c'è” e gli interventi realizzati in collaborazione con le scuole e gli enti locali, Overseas risponde al bisogno dei meno abbienti di comprare o ricevere beni materiali, contribuisce alla differenziazione dello smaltimento dei rifiuti e al riciclaggio dei beni recuperabili e opera una sensibilizzazione ad un uso più consapevole di oggetti e di consumi, per una partecipazione diretta della popolazione alle politiche sociali.
Gestire in maniera creativa e solidale oggetti destinati al cestino o alla discarica e focalizzare l' attenzione sui problemi ambientali e sociali pensiamo che sia più socialmente responsabile della beneficenza una tantum e delle elargizioni, che non sono altro che il risvolto della medaglia della società del profitto che da una parte toglie e crea disuguaglianza e dall'altra crea enti e fondazioni benefiche per mantenere uno status eticamente accettabile. Il nostro intervento vuole favorire una crescita, intesa non come PIL, ma come sviluppo di quelle attività umane che possono favorire incontro e partecipazione.
Citando Mario Cavani, socio fondatore di Overseas e colui che più si spende, insieme ad altri tenaci volontari, alla realizzazione di questo sogno:
«raccogliere quanto dimesso e rimetterlo in uso, anche in forme nuove rispetto la consuetudine, è stata una lunga esperienza condivisa da chi ha pensato e voluto Overseas (immaginandola prima che fosse, come un’isola che non c’è) e per molti di più un’occasione di contatto e di conoscenza che si è trasformata anche in un bene tangibile quale è la Casa  e tutto ciò che racchiude. Non si è trattato soltanto di fare necessità virtù, vista la carenza (quando non proprio la mancanza) delle nostre risorse economiche; è stato il frutto maturato dai principi e dagli orientamenti che hanno ispirato il nostro agire. Non è certamente la migliore realizzazione possibile ma senza dubbio è il mezzo più vicino a noi con il quale possiamo immaginare possibile qualcosa che non c’è e impegnarci ad attuarlo

E citando un’ altro amico di vecchia data di Overseas, Renato Peri:
«Io credo che ormai quelli che si riconoscono uomini di buona volontà debbano contarsi e agire. Certo ogni uomo che in queste pagine avrà letto quello che anch’egli pensa e sente troverà difficile “fare qualcosa” per modificare la rotta di questa macchina enorme, dall’inerzia spaventosa, che è il mondo attuale. Ma se ogni uomo di buona volontà si mette in comunicazione con gli altri; se ognuno, e tutti insieme, si dedicano senza sosta a esporre le idee buone e dimostrarne la verità con una vita buona deve essere possibile, io credo, conquistare alla salvezza un grande numero di uomini: non c’è adulto sano e normale, io credo, che preso singolarmente non possa essere indotto a volere, per sé e per ogni altro, una maggiore umanità. E quello che i popoli vorranno, anche i Governi, alla fine, lo vorranno